Il mio primo Rockin’1000 – Vez in Val Veny

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L’autore subito prima di cominciare le prove dei bassi.

Come avevo anticipato, caro lettore e cara lettrice, la settimana scorsa ho saltato la pubblicazione di un post perché avevo di meglio da fare. Che cosa fosse questo “di meglio” lo avrai sicuramente già capito leggendo il titolo, visto che sei una persona intelligente – e il fatto che tu mi stia leggendo non fa che confermarlo.

Ebbene sì, ho partecipato al mio primo Rockin’1000!

Che cos’è un Rockin’1000? Un po’ mi sorprendi, sarò sincero, ma posso capire che non tutti sappiano di che si tratta… Ecco, guarda questo video e poi torna qui. Piaciuto? Tutto nasce nel 2015 da un idea di un certo Fabio Zaffagnini, che mette insieme circa mille musicisti per registrare un video; i musicisti suoneranno Learn to Fly dei Foo Fighters per chiedere al gruppo di aggiungere Cesena, città dello Zaffa, alle tappe del loro tour. Successo planetario, i Foo Fighters vanno a Cesena, il video ha milioni e milioni di visualizzazioni e, nel 2016, la naturale conseguenza: un concerto intero in uno stadio, sempre a Cesena. Enorme successo anche in questo caso, con 14mila spettatori paganti e un cd live prodotto da Sony.

Quell’anno avrei voluto partecipare anche io, ma siccome sarebbe stato a luglio e a giugno avevo appena cambiato lavoro, ho lasciato perdere. Quest’anno però no. Superate le selezioni (anche se credo sia impossibile non superarle) e data la mia disponibilità ad andare in Valle d’Aosta a fine luglio, ho cominciato a studiare il materiale per l’esibizione.

Quest’anno hanno però hanno voluto fare qualcosa di un po’ diverso, organizzando il cosiddetto Summer Camp: un week-end di rock’n’roll a contatto con la natura sul tetto d’Europa.

Cosa ha funzionato

Era la prima volta in molti anni che facevo un viaggio del genere in solitaria, era la mia prima volta in Valle d’Aosta, la prima a Courmayeur e in generale la prima così in alto rispetto al mio amato mare; era la prima volta che suonavo in mezzo a un migliaio di persone, la prima volta che suonavo davanti a circa tremila spettatori e la prima volta in cui suonassi con un vero direttore d’orchestra (anche se molto rock).

Ed è stata una figata pazzesca.

Come forse molti di voi sapranno io suono – male – il basso; sentire la prima nota del primo medley (ne riparleremo) suonata da quasi duecento bassisti è stato qualcosa di indescrivibile. Lo spostamento d’aria che ti spinge avanti, la terra che ti trema sotto i piedi, il rimbombo di quel do diesis nella valle… Tutto questo ha ripagato ampiamente tutta la fatica, il caldo e le attese che abbiamo subito prima e dopo.
Sentire duecento persone suonare come una sola, nonostante gli errori individuali, è stato meraviglioso. Sentire poi come nell’evento ufficiale più di quattrocento tra bassi e batterie andassero a braccetto, creando il cosiddetto “tappeto sonoro”, è stata un’emozione che porterò sempre con me. Unico rammarico è che dalla mia postazione, a causa delle cuffie che tutti dovevamo portare per sentire il click ma anche per via della distanza, non sentivo altro che bassi e batterie; non ho idea di come sia il risultato finale del concerto, e per questa ragione non vedo l’ora che escano i video ufficiali.

Non parliamo poi delle persone che ho conosciuto! A parte avere trovato un vecchio amico di forum, che era andato a fare da spettatore e si è ritrovato nei Mille il giorno stesso, a parte il guru del basso (il referente per lo strumento, diciamo), che era la persona più placida e controllata che abbia incontrato lì dentro, ho conosciuto molti altri amici bassisti e non, con cui si è creato subito quel legame speciale che si crea con chi è tuo compagno e complice in un’avventura stra-ordinaria, e come te ha provato e conosce qualcosa che gli altri non potranno mai nemmeno immaginare.

La cornice della Val Veny, sopra Courmayeur, ha poi reso tutto quanto davvero memorabile: quanti possono dire di avere suonato all’aperto ai piedi del Monte Bianco davanti a migliaia di spettatori? Esatto.

Cosa non ha funzionato

Se il primo evento dei Mille era stato dettato dalla passione, o almeno così vogliamo credere, e finanziato dagli appassionati grazie al crowd funding, e il secondo concerto cominciava già a indicare la direzione presa dall’organizzazione, finalizzata al business (e non c’è niente di male!), con questo Summer Camp è stato ancora più evidente: l’idea era quella di registrare due video, uno suonando Tender dei Blur davanti a un falò da record, l’altro suonando tre medley da cinque minuti ciascuno composti da alcuni dei più celebri brani della musica rock, dagli anni ’60 a oggi.
Quindi non un’esibizione per il pubblico, ma un set “cinematografico” organizzato per realizzare, appunto, due video musicali. Niente di male anche in questo caso, ma l’impressione è che il pubblico, che soprattutto il secondo giorno si aspettava un concerto vero e proprio e si è invece sorbito sei o sette take delle stesse tre canzoni, non abbia compreso appieno la natura dell’evento, e perciò sia rimasto deluso.

Aggiungiamo a tutto questo che il Summer Camp alla fine consisteva di:

  • Un cinema all’aperto con proiezioni solo notturne
  • Un paio di bancarelle per tatuaggi/merchandising/dischi
  • Dei corsi di yoga mattutini
  • Qualche escursione e passeggiata nei dintorni, ovviamente a orari prefissati
  • Un solo luogo di ristoro che era praticamente la bancarella (grossa, beninteso) che fa i panini ai concerti
  • Diversi stand dello sponsor Nastro Azzurro che vendevano birra a 5 € a bicchiere anche per i musicisti
  • Uno stand con attività per bambini
  • Un Rotation Stage in cui esibirsi, chiuso sabato per la pioggia

si capisce come tutto il resto fosse noia, prove e riprese, soprattutto per i musicisti; è comprensibile che più d’uno si sia sentito preso in giro.

Come se non bastasse poco dopo l’inizio delle registrazioni della “Medley Experience” ha iniziato a piovere e si è alzato un vento piuttosto forte, il che ha generato un fuggi fuggi di musicisti che cercavano di riparare la propria strumentazione e di pubblico che cercava riparo negli stand; stand che si sono immediatamente riempiti, per cui io e gli altri che si erano attardati a coprire strumenti e amplificatori siamo rimasti allo scoperto per tutto il tempo dell’acquazzone… Addirittura alcuni avevano costruito dei ripari utilizzando i tavoli dell’area ristoro per proteggersi da pioggia e vento. Non si poteva fare di meglio? L’organizzazione non poteva prevedere delle strutture temporanee in caso di pioggia?

Tralasciamo poi l’oggettiva difficoltà di portare qualche migliaio di persone in alta montagna lungo strette stradine serpeggianti, a bordo di piccoli autobus di linea reimpiegati come navette… Però anche questo era un aspetto che l’organizzazione avrebbe dovuto prevedere, così come le code che si sarebbero inevitabilmente generate nell’attesa della navetta.

Tocchiamo solo en passant la gestione della strumentazione, caricata su camion che sparivano per ore e che poi è stata ritrovata in Val Veny abbandonata sul prato anziché, come era stato detto, in un deposito coperto. Chiunque non è andato la sera a sistemare e coprire la propria roba se l’è ritrovata il mattino dopo umida e, in qualche caso, non funzionante. E meno male che la notte tra giovedì e venerdì non è piovuto! Molti poi si sono visti gli amplificatori e le batterie rovinati dalla pioggia del sabato, vuoi perché non avevano portato teli con cui coprirli, vuoi perché quelli che avevano portato gli erano spariti…

Conclusioni (finalmente!)

Quindi è stata un’esperienza negativa? Niente affatto. È stata un’esperienza positivissima ma faticosa, impegnativa, stancante, per molti versi frustrante; però è stato anche terribilmente appagante, esaltante e, lo ripeto, indimenticabile. Immagina di fare qualcosa che ami (niente zozzerie!) con altre mille persone che amano quella stessa cosa; sono momenti che ridanno fiducia nell’umanità e anche in te stesso, che in fondo non pensavi di riuscire ad andare fin lassù, da solo (senza dimenticare chi ti ha raggiunto l’indomani da Genova per godersi lo spettacolo), a suonare in mezzo alla natura sotto il solleone e sotto la pioggia, per finire su un video che verrà visto da milioni di persone.

E, per la miseria, se Zaffa me lo chiedesse tornerei su domani. Anzi, adesso parto.

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